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IncontriJazz in Fonoteca

IncontriJazz (2004-2008)

Il mio jazz

Ecco una serie di quattro appuntamenti con ospiti dall’approccio assai differente al jazz, dal giornalista Marco Blaser all’ingegnere elettronico e gastronomo Carlito "Grimod" Ferrari, dal compositore Francesco Hoch al poeta e saggista Gilberto Isella.

Marco Blaser, giornalista: Il mio jazz,
martedì 11 aprile 2006.

"Marco Blaser nasce a Lugano il 6 maggio del 1935. Dopo le scuole dell’obbligo frequenta le Commerciali all’Istituto Elvetico, la scuola per albergatori a Losanna e Lucerna e corsi per interpreti a Ginevra. Effettua soggiorni a Barcellona e a Roma e il 1. dicembre 1954 inizia, dopo concorso per voci nuove, l’attività radiofonica in funzione di lettore/annunciatore a Radio Monte Ceneri. è successivamente integrato nella redazione Attualità e sport. Il 18 giugno del 1958, chiamato nella squadra dei sette pionieri della TSI, inizia la sua attività di giornalista, cronista e poi regista a Zurigo nella sezione sperimentale della Televisione della Svizzera italiana. Nel 1961, rientrato a Lugano, è responsabile delle trasmissioni giornalistiche e produttore delle emissioni musicali e d’intrattenimento. Capo dipartimento Informazione, diventa sostituto del direttore della TSI e direttore dell’esercizio e quindi dei programmi della RTSI. Nel 1985 è nominato Direttore regionale RTSI e membro del Comitato di direzione della SRGSSRIDEESUISSE. Oggi, pensionato da quasi sei anni, Marco Blaser è giornalista indipendente, presidente della sezione comunicazione della commissione nazionale UNESCO e membro dell’esecutivo del Consiglio Cantonale degli anziani".

I contenuti, i momenti dell’incontro improntati al jazz sembrano scaturire tra le righe di questa scheda personale: infatti, durante la conversazione e grazie all’ascolto di significativi documenti sonori, si sono svelati via via l’iniziazione alla nuova musica, l’aneddotica degli anni giovanili e il successivo impegno professionale, radiofonico e televisivo con interviste, servizi, regìe e produzioni inerenti, in un modo o nell’altro, anche alla musica afro-americana coi suoi interpreti americani ed europei.

Carlito Ferrari, il gastronomo "Grimod": Il mio jazz,
martedì 9 maggio 2006.

Dopo Marco Blaser, che ha vissuto intensamente la musica afro-americana come uomo di radio e televisione, IncontriJazz ha ospitato, con Carlito Ferrari, un altro personaggio pubblico col quale percorrere l’itinerario nel territorio del jazz.
Ingegnere elettrotecnico con una parentesi di segretario del Dipartimento della pubblica educazione del Cantone Ticino (dal 1962 al ’69, proprio negli anni del festival internazionale del jazz di Lugano!), Carlito Ferrari firma "Grimod" altri itinerari, quelli che, partendo dalla cantina e dalla buona cucina, annota e narra da 25 anni nella rubrica giornalistica "Piaceri della tavola" e in libri già pubblicati ed altri in gestazione.
Cresciuto clarinettista nella filarmonica biaschese, egli suona poi il sassofono tenore nelle prime prove d’orchestra d’intrattenimento nel Cantone e nel periodo degli studi a Zurigo, per il quale tiene in serbo una ricca offerta di aneddoti. Aneddoti succosi come certi piatti delle sue cronache gastronomiche, che riserva anche ai successivi periodi ticinesi, sul sax baritono che suona in banda, sulla provenienza del suo sax tenore, sul tenore che tace per quindici anni, fino ai momenti nei quali s’intrecciano gli itinerari della musica e della cucina, come a Montalcino, dove Giancarlo Cignozzi diffonde musica "lungo i vigneti di Brunello".

IL MIO JAZZ, incontro con il compositore FRANCESCO HOCH,
in collaborazione con la Fonoteca nazionale svizzera; giovedì 13 dicembre 2007, Fonoteca nazionale svizzera, via Soldino 9, Lugano.

Il compositore luganese Francesco Hoch è stato ospite, con la testimonianza Il mio jazz, dell’ultimo pomeriggio del ciclo IncontriJazz 2007 tenutosi in collaborazione con la Fonoteca nazionale svizzera, e questo due mesi dopo la presentazione di Josef K.- Il processo continua al Teatro Nuovostudiofoce di Lugano.
Da questo recente lavoro egli ha sviluppato un discorso che parte, al di là degli studi musicali, dal suo innamoramento per il jazz per toccare la frequentazione d’un gruppo di sostenitori sia d’una forte presenza di autori contemporanei nei programmi concertistici locali sia della pari dignità di altri generi al cospetto della musica cosiddetta “colta”. E la fondazione di
Oggimusica, associazione che dal 1977 organizzò a Lugano-Trevano manifestazioni internazionali d’ una multiforme “musica nuova”. E ancora il peso del jazz nella sua attività di compositore e di didatta.
Oltre ai vari ascolti che illustrano il "suo jazz", Francesco Hoch ha presentato una particolarità del suo percorso compositivo, il manoscritto dell’unico brano composto per un gruppo strumentale jazz intitolato 1969, rimasto inedito e ineseguito.

Gilberto Isella, Il mio jazz,
giovedì 25 settembre 2008; in collaborazione con la Fonoteca nazionale nell’ambito del "Mese della cultura 2008 Citttà di Lugano", Fonoteca nazionale svizzera, via Soldino 9, Lugano.

Dopo Marco Blaser, Carlito "Grimod" Ferrari e Francesco Hoch, IncontriJazz ha ospitato il quarto personaggio pubblico della serie Il mio jazz. E’ stato così Gilberto Isella a parlare della sua esperienza quale appassionato della musica improvvisata afroamericana. Il poeta e saggista luganese l’ha fatto proponendo una serie di brani scelti dalla discoteca personale: da un Thelonius Monk del 1947 a un Keith Jarrett del ’77, l’itinerario degli ascolti è passato per il nucleo dell’avanguardia nera degli anni Sessanta, proprio gli anni in cui egli matura un profondo interesse per la musica dopo aver letto LeRoi Jones, il poeta e scrittore americano, oggi piuttosto noto come Amiri Baraka, che assegnava alla musica un ruolo di primo piano nella lotta della gente di colore da lui definita il popolo del blues.
Con le sue prime prove poetiche degli anni Sessanta e Settanta, Gilberto Isella sostiene l’importanza della musica, del jazz nella poesia. La seconda parte della sua conversazione ha toccato proprio questo rapporto, a proposito del quale vanta ripetute esperienze personali. Ha infatti frequentato e organizzato, in Italia come da noi, eventi dove s’incontrano parola poetica e musica, come ancora in giugno a
Poestate’08 Lugano col momento inaugurale Il messaggero alato.

Fra i presenti anche il compositore Francesco Hoch, col quale il relatore ha intrecciato un vivace dialogo sui fermenti culturali, anche jazzistici, della Milano dei tardi anni Sessanta.

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